venerdì 27 febbraio 2026

"BUTTERFLIES AND MOSQUITOES: LA NATURA TRA MATERIA E SEGNO" - Mostra Bipersonale Enzo Fiore e Massimo Romani - dal 2 al 30 marzo 2026

 

BUTTERFLIES AND MOSQUITOES: LA NATURA TRA MATERIA E SEGNO

Mostra bipersonale di Enzo Fiore e Massimo Romani

 

Showcases Gallery ospita un dialogo artistico inedito e affascinante: "Butterflies and Mosquitoes", una doppia personale che vede protagonisti Enzo Fiore e Massimo Romani. La mostra esplora l'universo entomologico, elevando l'insetto da semplice elemento naturale a potente metafora visiva e filosofica. Il titolo gioca sul dualismo estetico e simbolico: da un lato la farfalla, archetipo di grazia, metamorfosi ed eleganza effimera; dall'altro la zanzara, presenza minuta, spesso percepita come disturbante, ma portatrice di una vitalità ostinata. L'esposizione invita l'osservatore a superare il pregiudizio superficiale, riscoprendo la perfezione geometrica e biologica di queste creature. Fiore porta in mostra la sua cifra stilistica inconfondibile, dove il confine tra arte e natura si dissolve. Le sue opere sono stratificazioni materiche in cui terra, resina, radici e veri insetti si fondono sulla tela. La sua è una "natura ritrovata" che non viene semplicemente dipinta, ma letteralmente intrappolata ed esaltata, creando sculture bidimensionali che sembrano pulsare di vita propria. In contrapposizione alla densità di Fiore, Romani risponde con una pittura di straordinaria precisione. La sua ricerca si concentra sul dettaglio microscopico, restituendo all'osservatore immagini di una nitidezza quasi iperrealista. Attraverso il suo sguardo, anche la zanzara più comune rivela una complessità architettonica sorprendente, trasformando il "minimo" in un soggetto monumentale e degno di contemplazione.


Enzo Fiore nato a Milano il 13 luglio 1968, si è formato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, dove si è diplomato in pittura nel 1991. Durante gli studi è stato allievo di Luciano Fabro, esponente di spicco dell'Arte Povera, dal quale ha ereditato l'interesse per la ricerca materica. 

La cifra stilistica di Fiore risiede nel superamento dei pigmenti tradizionali. Le sue opere sono composte da una stratificazione di elementi organici e naturali: utilizza muschio, foglie, radici, terra, pietre, resina e piccoli insetti per dare corpo alle sue composizioni.

Questi materiali creano una superficie tridimensionale e vibrante, dove la natura sembra riprendere vita in una forma nuova, sospesa tra realismo e astrazione. I suoi soggetti spaziano dai ritratti di icone della cultura pop (come Basquiat o Marilyn Monroe) a vedute urbane e riflessioni sul tempo biologico. Tra le sue mostre recenti si segnala "ENTOMOS: alla natura ritrovata" presso Palazzo Pirelli (2025) e la partecipazione a progetti collettivi come "Sharing the Flame" a Milano nel 2026. 


Massimo Romani è nato a Novara il 27 giugno del 1968, dove vive e lavora. Si è formato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, dove si è diplomato in pittura nel 1991. Durante gli studi è stato allievo di Luciano Fabro, esponente di spicco dell'Arte Povera, dal quale ha ereditato l'interesse per l'arte di concetto.  Espone in tutta Italia e all’estero a partire dal 1986, sia in gallerie private che in spazi pubblici.

…la pittura di Massimo Romani è realizzata con grande capacità tecnica e che si sofferma sul concetto di fragilità e precarietà dell’uomo (Michelangelo Pistoletto). Nelle opere recenti di Romani, il nastro carta dipinto assume vari significati. Utilizza la rappresentazione del nastro carta per evocare l'idea di qualcosa di incompiuto. Rappresenta anche la temporaneità e il tentativo umano di tenere insieme frammenti di realtà o memoria. Inoltre il nastro funge da elemento di separazione o connessione tra piani diversi, creando uno scontro visivo e verbale sulla superficie della tela. Romani utilizza una tecnica iperrealista per dipingere il nastro stesso e l'osservatore è spesso ingannato, percependo pezzi di nastro adesivo applicati sulla tela che, in realtà, sono stesure magistrali di colore a olio. Negli anni 2022-23 e 2024-25 è membro della Commissione artistica del Museo della Permanente di Milano. Tra le sue mostre recenti "Transit" - Biennale d'Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte a Palazzo Sarriod de La Tour di Costigliole Saluzzo (CN).

 

 

 

venerdì 2 gennaio 2026

"LAST WORKS" Mostra personale di PETER HIDE 311065 - dal 06 gennaio al 02 febbraio 2026

 

 

“Ho scelto diversi anni fa il nome d’arte Peter Hide 311065 derivandolo dall’ossimoro tra Peter pan (noto sempiterno bambino buono) e mr. Hyde (la parte brutale e “cattiva” del dottor Jekyll). i due nomi hanno la stessa notorietà e rappresentano il primo il bene, l’innocenza, la purezza e la bellezza, il secondo il male, la cruenta e la forza bruta. come nel romanzo di R. Stevenson ove la lotta impari che oppone il bene e il male tra Jekyll a Hyde, mette in gioco temi di grande suggestione, la metamorfosi e il doppio, lo specchio e il sosia, fino a toccare le corde più segrete e inconfessate dell'animo umano, cosi nei miei lavori cerco di ricreare il male che può prevaricarci attraverso un’immagine allegra e scanzonata.

Cerco di rappresentare attraverso immagini che fanno parte del nostro vivere quotidiano, ed apparentemente concilianti, gli opposti che esse stesse rappresentano, e di aprire nella mente dello spettatore che vorrà approfondirne la lettura, una porta immaginaria verso il pericolo della sopraffazione dell'effimero. In una società contemporanea, dove tutto è misurabile col e dal denaro, e dove spesso si ha la sensazione che non solo il materiale ne sia soggiogato, ma anche l'immateriale, la parte più unica che contraddistingue l'individuo, il denaro, ha per me il valore simbolico di rappresentare il pericolo di una vasta decadenza culturale, e per opposto il degrado che la sua mancanza ne produce.

Non voglio rappresentare graficamente la povertà, la violenza fisica o psicologica, il degrado ambientale, ma neppure la bellezza generata solo ed unicamente dalla manipolazione della ricchezza, la sensazione di potenza quasi divina ed il sogno di felicità, ma voglio far riflettere su che cosa genera ciò per cui tutti noi ci affanniamo, viviamo e a volte moriamo: il denaro.”

 

Peter Hide 311065 (Franco Crugnola) nasce a Varese nel 1965. Creativo di professione, concepisce e progetta con la moglie il primo e-book della storia nel 1992 (INCIPIT).

Collabora nel campo del design con importanti aziende quali SWATCH e ALESSI e rilevanti aziende nel settore dell’arredamento.

La sua passione per l’arte inizia negli anni ‘80 durante il suo “gap year” a NYC ove incontra e conosce i maestri della pop e della street art internazionale. Tornato in Italia inizia la sua carriera nel mondo dell’arte come artista indipendente.

È il precursore e fondatore (insieme a G. Colosimo e C. Pietroiusti) di quella corrente artistica di carattere globale (definita da Luca Beatrice in uno dei suoi ultimi saggi “MONEY ART”), che attraverso l’uso sistematico di banconote nelle opere, utilizzate proprio come supporto-materia del suo lavoro, sonda il delicato rapporto tra società-economia e individuo-denaro, come "messaggio" di un malessere contemporaneo.

L’artista ha partecipato a numerose mostre e manifestazioni artistiche tra cui la Prima Biennale di Malta nel 1996, dove ha vinto il secondo premio. Ha esposto in diverse gallerie d’arte ed istituzioni museali in Italia e all’estero, tra cui alla Galleria Infantellina a Berlino nel 2011, alla Triennale di Milano nel 2014, al museo MA*GA di Gallarate (VA) nel 2016. Nel 2017 partecipa a Padiglione Tibet durante la 57° Biennale D’Arte di Venezia e l’anno seguente ritorna a Venezia ai Magazzini del Sale, al museo F. Bodini di Gemonio nel 2019, al museo di arte contemporanea Villa Croce di Genova, nella sede della Commissione Europea di Bratislava e Vienna, in Palazzo Regione Lombardia e nella prima mostra collettiva dedicata alla “Money Art” a Brighton (UK). Nel 2021 al museo ZKN di Karlsruhe in Germania.

Nel 2022 il Blog Australiano di Melbourne Banknoteartconcept gli dedica un’ampia antologia promuovendolo sui loro social e con mostre itineranti.

A complemento del proprio percorso artistico, edita negli anni diversi libri d’artista con note case editrici e partecipa alla IV° Biennale del Libro di Artista di Napoli nel 2017.

Da sempre vicino alla Fiber art, realizza tappeti artistici e spesso lavori con intrecci e materiali tessili come enfatizzazione del proprio messaggio.

 




 

mercoledì 29 ottobre 2025

"ICONICA IRONICA" - Mostra personale nella sede di via F. Cavallotti, 4 a Varese dal 03 novembre al 01 dicembre 2025

 

“IRONICA ICONICA” mostra personale di SERGIO VANNI

Cosimo Piovasco di Rondò, il giovane protagonista del romanzo di Italo Calvino Il Barone Rampante, sale un giorno su un albero a causa di un litigio con il padre, e decide di non scendere più. Appollaiato sull’albero trascorrerà la sua vita. Cosimo, con quel gesto di ribellione, cambia il punto di vista, vede le cose da un’angolazione nuova.

Ecco, partirei da qui: il punto di vista.

E’ noto che un’opera d’arte può essere letta in modi diversi, tutti leciti e possibili. Possiamo darne una lettura puramente formale, o politica, o sociologica, o psicanalitica o quant’altro.

Io ho scelto l’ironia, è quello il mio albero, il punto di vista dal quale osservare artisti classici, moderni, contemporanei, e con loro le opere.

L’operazione è semplice: si ripropone un’opera d’arte partendo a volte dall’uso brutale di una fotocopia per arrivare fino al rifacimento, maniacale per uso dei materiali e composizione stilistica e formale di un originale. In questo modo posso dar sfogo alla mia passione per il lavoro manuale, artigianale, e avvertire la gioia di manipolare legni, metalli,

spaghi, e tutta la infinita varietà di materiali che gli artisti hanno usato. Quando l’opera è finita, in modo più o meno vicino all’originale, aggiungo una battuta, un mot d’esprit, un calembour, che trasporta l’immagine nella zona dell’ironia.

Così un taglio di Fontana ricucito porta la scritta Errata Corrige, la faccia di Clint Eastwood innestata sul corpo del ritratto di Alice Bloch Bauer di Klimt diventa Klimt Eastwood, un uovo che occhieggia da una plastica bruciata diventa un Uovo al Burri. Questo per fare qualche esempio.

In questa operazione non esiste critica, non c’è giudizio, solo il piacere di guardare il mondo dell’arte da una angolazione diversa, di far diventare le opere protagoniste di un gioco e di togliere l’arte da quella gabbia seriosa e criptica nella quale spesso è confinata.

So bene che l’ironia è materiale pericoloso e so bene che gli illuminati saggi di scrittori e filosofi come Freud, Bergson, Pirandello in difesa dell’umorismo non sono bastati a porre il comico sullo stesso piano del drammatico, ma va bene così. A me piace ridere con l’arte, e non dell’arte, ci mancherebbe. Perchè ridere è liberatorio, e spesso è il mezzo per entrare in contatto con opere che risultano ostiche, lontane, misteriose. Perché ridere è un atto d’amore.

Quando Eddie Valiant chiede a Jessica Rabbit: “Ma cosa ci trovi in quel tipo?”, e naturalmente parla di Roger, il coniglio, lei gli risponde: ”Mi fa tanto ridere”. Credo sia la più bella dichiarazione d’amore della storia del cinema.

Ecco, questo è lo spirito che anima il mio lavoro. Riuscire a strappare un sorriso a coloro che guardano le mie operine, e ad avvicinare lo spettatore ad un mondo che forse fino ad allora riteneva inaccessibile. Tutto questo grazie all’ironia.

Giorgio Manganelli ha detto che l’ironia è l’espediente per prendere alle spalle  gli dei.

Nell’Olimpo dell’arte strani dei si aggirano. Il dio della critica, oscuro e terribile, il dio del mercato, avido e insaziabile, il dio della vanità, forse il peggiore. Nello scontro con l’ironia nessuna di queste divinità potrà cavarsela.

BIOGRAFIA di Sergio Vanni:

Sergio Vanni nasce a Rosignano Marittimo nel 1944. Vive e lavora a Milano.

Si appassiona fin da giovane al mondo dell’arte, e ne diventa negli anni curioso e attento osservatore.

La sua produzione inizia tardi, dopo i trenta anni, e si indirizza verso un settore particolare della creatività, quello della poesia visiva, settore che si allinea perfettamente agli studi letterari che lo hanno portato alla professione di docente.

La ricerca sul linguaggio, in modo particolare sul rapporto tra parola e immagine, non caratterizzerà soltanto la prima produzione, ma diventerà un filo conduttore di tutto il suo posteriore lavoro.

Nei primi anni ’90 inizia la produzione delle parodie, una rivisitazione della storia dell’arte attraverso l’ironia, un gioco umoristico che fonde immagini celebri, movimenti, stili, a battute, e qui torna l’interesse per il linguaggio, che

spostano l’attenzione abituale verso l’opera e ci spingono a guardarla da un punto di vista diverso da quello consueto. Questa operazione è esente da critiche, sfugge al giudizio estetico, vuole essere soltanto un espediente per dimostrare come la produzione artistica possa essere letta al di fuori dei tradizionali codici.

Espone i suoi lavori in gallerie private e spazi pubblici, e, dato il legame con le parole, in numerose librerie.

Nel 2003 il ciclo delle parodie viene raccolto in un libro-catalogo dal titolo L’ARTE È UN PACCO, a cura e con testi di Dario Trento e Cecilia Scatturin, DM Editore, Milano.

Nel 2007 la casa editrice Feltrinelli organizza una mostra itinerante nelle librerie Feltrinelli di Milano, Firenze, Bologna.

Affianca al lavoro creativo la scrittura, e nel 2008 pubblica il suo primo romanzo, CLASSICA MODERNA CRIMINALE, un giallo ambientato nel mondo dell’arte. A questo seguiranno nel 2010 UN DELITTO EDUCATO, e nel 2012 L’UOMO CON LA MANO ALZATA, pubblicati tutti con Eclissi Editrice, Milano.

Nel 2011 esce la seconda edizione aggiornata di L’ARTE È UN PACCO, una raccolta di 111 parodie, Edizioni della Galleria L’Affiche, Milano.

Ha presentato i suoi lavori, oltre che in gallerie private e spazi pubblici, in numerose fiere d’arte come Miart, ArtVerona, Arte Fiera Genova, Arte Fiera Padova, Affordable Art Fair.

Attualmente ha realizzato 236 parodie, ma conta di andare avanti. Molti gli chiedono quale sia la sua preferita, ma a questa domanda non ha mai voluto rispondere.