DALLA SOLITUDINE ALLA RELAZIONE: Il progetto affronta il disagio mentale senza trasformarlo in malattia da esibire o diversità da compatire. Le immagini cercano invece di interrogare lo spettatore sul tempo, la solitudine, lo sguardo, l'ambiente, la conoscenza e il rapporto con l'altro. Il percorso prende avvio dal tempo, perché ogni mente possiede un proprio ritmo. Accompagnare una persona significa anche saperne rispettare le attese, i silenzi e le possibilità. Progressivamente lo sguardo entra nello spazio interiore. Le teste si aprono, compare il cielo, il mare diventa orizzonte e respiro. La mente non è più una stanza chiusa, ma uno spazio nel quale può ancora aprirsi una finestra. La riflessione individuale si estende poi alla condizione del pianeta. Il disagio dell'uomo e il disagio della Terra entrano in relazione: l'ambiente ferito, l'isolamento, l'incertezza e la perdita di riferimenti diventano parti di una stessa domanda sulla qualità della vita contemporanea. Occhi e volti interrogano chi osserva: chi guarda chi? Chi stabilisce ciò che è normale? Forse non è soltanto la persona fragile a dover essere compresa; è anche la società che deve imparare nuovamente a vedere. Un libro aperto e una penna in attesa introducono infine un messaggio di speranza: nessuna storia umana è definitivamente scritta. Medicina, scienza, cultura, arte e tecnologia possono offrire strumenti straordinari, ma la prima forma di cura rimane il riconoscimento della persona. Il percorso si conclude idealmente con il monumentale “Manuale delle Cure Mentali”, un libro simbolicamente ancora da scrivere. Una grande mano impugna la matita e sembra affidarla a tutti noi, ricordandoci che la costruzione di una società più attenta alla fragilità è una responsabilità collettiva. Le sei (Via Cavallotti) + tre (via San Martino) opere diventano così una ballata visiva del disagio e della speranza, capace di portare un tema spesso confinato in luoghi specialistici direttamente nello spazio urbano e nella vita quotidiana. L'esposizione non chiede compassione. Chiede qualcosa di più profondo: cambiare lo sguardo. La persona non è il suo disagio. La mente non è la sua ferita. Finché esiste una finestra aperta, esiste ancora un orizzonte
ANTONIO BANDIRALI - BIOGRAFIA
Antonio Bandirali è artista, ricercatore e visionario. Il suo percorso nasce e si sviluppa sul confine fertile in cui arte, scienza, natura e tecnologia non si oppongono, ma diventano manifestazioni diverse di una stessa tensione verso la conoscenza. Per Bandirali creare significa soprattutto ricercare: osservare il mondo, interrogarne le forme, sperimentare linguaggi e utilizzare ogni nuovo strumento capace di ampliare le possibilità dello sguardo e dell’immaginazione. Fin dagli anni della formazione universitaria, segnata dall’attenzione per l’ambiente e per l’architettura del paesaggio umano, costruisce una poetica nella quale l’immagine diventa pensiero, la conoscenza forma e la bellezza rivelazione. Lo sguardo dell’artista e quello del ricercatore procedono insieme, alimentandosi reciprocamente in un percorso mai concluso. Il primo importante orizzonte prende forma nel volume Cielo-Sole-Terra, meditazione visiva sugli elementi, sul pianeta e sull’uomo, partecipe e custode dello stesso habitat. Alcune immagini dell’opera vengono successivamente richieste dalla Miramax Film di New York per il film Kate & Leopold. L’incontro con Leonardo da Vinci, attraverso lo studio dei codici vinciani e in particolare del Codice Leicester, segna una tappa fondamentale. Con Riflessioni su Leonardo, Bandirali indaga soprattutto il tema dell’acqua, restituendolo attraverso immagini contemporanee e riaffermando l’unità profonda tra arte, scienza e natura. Il dialogo prosegue con Dante Alighieri. Nei volumi Dal verso all’immagine, dedicati alla Divina Commedia, le terzine legate alla natura vengono reinterpretate visivamente: il verso diventa paesaggio, la parola immagine, la poesia esperienza dello sguardo. Sette anni di ricerca conducono poi a Genesi, dedicata ai sette giorni della Creazione, sviluppata anche attraverso il confronto spirituale e culturale con il cardinale Carlo Maria Martini e padre Roberto Busa, pioniere degli studi sul linguaggio computazionale. Fede, ragione, simbolo e scienza si incontrano nella visione della Creazione come processo continuo. Dagli anni Novanta Bandirali approfondisce le geometrie frattali, riconoscendo nelle loro strutture un alfabeto nascosto della natura: dalle felci alle nuvole, dai girasoli alle galassie, l’infinitamente piccolo dialoga con l’infinitamente grande. Al centro di tutta la sua opera rimane la luce: fenomeno fisico, materia artistica, energia e metafora della conoscenza. Una presenza costante che ha portato alcuni critici a definirlo “Cacciatore di Luce”. La sua curiosità lo conduce precocemente verso le nuove tecnologie. Oltre trentacinque anni fa, con lo scultore Miguel Berrocal, partecipa alla realizzazione di una scultura mediante una macchina utensile collegata a un supercalcolatore appositamente programmato, anticipando il dialogo tra creatività umana e tecnologia. Oggi questa ricerca continua nell’incontro con l’Intelligenza Artificiale, nuovo territorio di sperimentazione. Fotografia, elaborazione digitale, geometria, computer e IA diventano strumenti per estendere, mai sostituire, la creatività umana. La ricerca, per lui, non conosce approdi definitivi: ogni opera apre una domanda successiva, ogni scoperta suggerisce una nuova possibilità espressiva. È in questo movimento continuo che prende forma la sua identità artistica: attraversare il proprio tempo con curiosità, trasformando innovazione e conoscenza in occasioni di libertà creativa e di visione umana.Antonio Bandirali continua così il suo viaggio tra discipline, forme e visioni: cerca l’invisibile nel visibile, l’infinito nel frammento e quella luce capace di unire arte, conoscenza e futuro. Attualmente svolge le seguenti funzioni: Da 5 anni copre il ruolo di segnalatore critico per l’editore Giorgio Mondadori per il Catalogo dell’Arte Moderna (CAM); Presidente del Circolo degli Artisti di Varese dal 2016; Responsabile del settore Arti Visive dell’Associazione Culturale Europea nell’ambito del JRC di Ispra della Commissione Europea; Presidente della commissione Azione professionale nell’ambito del Rotary club Sesto Calende Angera-Lago Maggiore.









.jpg)
.jpg)
