venerdì 5 giugno 2026

"ORIZZONTI" - Mostra personale di FILIPPO BORELLA - dal 8 al 29 giugno 2026

 

FILIPPO BORELLA si laurea in architettura con la tesi Concetto Chiuso, rielaborazione e messa in scena della scultura oggi. Nel 1998 frequenta il Corso Superiore di scenografia e scultura, presso il Centro TAM (Urbino), diretto da E. Mattiacci. Nel 1999 fonda il gruppo Studio Trickster per una ricerca artistica nell’ambito relazionale e inizia a tenere workshop con il Bread and Puppet Circus of the Americas di Peter Schumann. Nel 2005 partecipa al Corso Superiore di Arti Visive Estetica della Resistenza presso la Fond. Antonio Ratti di Como con l'artista Alfredo Jaar. Si specializza al Master FSE in Tecniche di progettazione e conduzione di  percorsi e spazi di creatività visuale. Frequenta i workshop di Teatro con The Living Theatre Mysteries and Smaller Pieces a cura di Judith Malina. Partecipa al Teatro dell’Oppresso con Vitaliano Caimi, Ass. Onlus A.V.S. Milano. Frequenta il Seminario di Clowning con Dott. Patch Adams Living a life full of joy! Vimercate MB, e il Seminario Pedagogico Apprendimento e sperimentazione di un cammino nel metodo di Paulo Freire a cura di Gino Picciu, Asti. Nel 2003 vince il Primo Premio di Scultura Arte Mondadori. Finalista del Primo Premio della Performance Internazionale alla Galleria Civica di Trento con Marina Abramovic. Nel 2007 è premiato dalla Galleria San Fedele e nello stesso anno viene presentato da Luciano Caramel al Premio New York. Nel 2008 nell’ambito della Biennale di Venezia cura insieme a Enrico Cazzaniga, Seek Refuge, abitazioni precarie in un luogo di transito. Nel 2012 cura la rassegna Corpi Scomodi, accadimenti performativi, teatro San Teodoro Cantù, Fondazione Cariplo. Dal 2008 è docente di arte visiva e discipline architettoniche abilitandosi all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Direttore artistico e insegnante di scultura dal 2014 alla Scuola d’Arte 1894 di Cabiate Como. Ha insegnato allo Jean Monnet di Mariano Comense, Istituto Agrario Castiglioni di Limbiate, Liceo Artistico Modigliani di Giussano e attualmente al Liceo artistico Melotti di Cantù.


giovedì 30 aprile 2026

"STADI DI FRAMMENTI" - Mostra personale di MARTA SESANA - dal 04 maggio al 08 giugno 2026

 

... Non so più niente. Il mondo è diverso. Io sono cambiata, in un'età diversa e forse anche la mia pittura riflette un cambiamento.

Non sono solo quella che parte da un bozzetto. Vorrei che si vedesse la mia pittura. L'intenzione è quella di essere vista dall'esterno, mostrare la visione di ciò che faccio.  

Ho scelto il formato 60x60 cm, uguale per tutti i cinque dipinti su tela perché ho sempre trovato impattante vedere la stessa misura ripetuta più volte. Queste opere andranno in ciascuna vetrina (Via F. Cavallotti 4a), totale 6.

Sono dipinti fatti nel periodo che va da estate 2025 e gennaio 2026. Risentono del riflesso di quello che ho vissuto e sentito durante questi mesi.

Nella vetrina più grande (Via San Martino della Battaglia 11) invece ci sono 17 tavole su legno 21x15 cm. Lì la pittura si è scoperta diversa. Deve dialogare con il legno, che assorbe il colore in maniera differente e vive di cancellamenti e aggiustamenti, fino allo stare in piedi.  

Le tavole saranno tutte disposte una accanto all'altra, come a formare una linea di piccole visioni. Una linea corale. 

 

 

 

venerdì 3 aprile 2026

"TRAME DI MACCHINA" - Mostra personale di TRIS.TO.QUADS (Matteo Cavaglià) - Dal 07 aprile al 04 maggio 2026

 

"Trame di macchina" presenta una selezione antologica del lavoro di Tris.to.Quads, nome d’arte di Matteo Cavaglià, attraversando diverse fasi della sua ricerca artistica: dalle prime stampe più essenziali, alle elaborazioni digitali tridimensionali, fino alle opere più recenti, in cui il linguaggio generativo incontra il disegno manuale, il collage e la costruzione materiale dell’immagine.

Al centro del progetto vi è il rapporto tra uomo e macchina, inteso non come contrapposizione né come celebrazione della tecnologia, ma come spazio di ricerca. Nella pratica dell’artista, la macchina non è mai autrice dell’opera: è uno strumento di esecuzione, un dispositivo attraverso cui esplorare forme, traiettorie, ripetizioni e possibilità visive.

Ogni lavoro nasce infatti da un algoritmo originale ideato e scritto direttamente da Matteo Cavaglià. Il codice, in questo senso, non è un semplice mezzo tecnico né un supporto esterno all’opera, ma parte integrante del processo creativo e della sua forma. Attraverso questo sistema, l’artista mette in movimento macchine virtuali capaci di tracciare percorsi cinematici e generare strutture visive complesse a partire da variazioni minime di regole e parametri.

Il processo si sviluppa come un’esplorazione lenta e selettiva: piccole modifiche producono esiti molto diversi, e l’opera emerge quando, all’interno di questa instabilità controllata, si manifesta una configurazione capace di tenere insieme ordine, densità e sorpresa. In questo senso, il lavoro assume anche una dimensione introspettiva e quasi meditativa: un esercizio di osservazione, ascolto e scoperta, in cui il rigore del sistema lascia spazio all’imprevisto.

Le forme che ne derivano sono costituite da fitte sovrapposizioni di linee, segmenti e intrecci che generano profondità, chiaroscuro e complessità attraverso il solo accumulo del segno. L’intreccio diventa così una figura centrale della ricerca: non solo come elemento visivo, ma come metafora dell’emergere di strutture inattese dalla ripetizione di azioni semplici.

La mostra restituisce anche il progressivo spostamento del lavoro da una dimensione prevalentemente digitale verso una presenza più fisica e concreta. Disegni a pennarello realizzati tramite dispositivi meccanici di tracciamento, interventi manuali e sperimentazioni ibride segnano infatti un passaggio importante: il sistema generativo si confronta sempre più direttamente con la materia, con il supporto e con il gesto.

Ne emerge un percorso in cui codice e mano, controllo e deviazione, costruzione e sorpresa convivono senza annullarsi. Le opere di Tris.to.Quads invitano lo sguardo ad avvicinarsi, a perdersi nei dettagli, a scoprire come da una struttura apparentemente semplice possa affiorare una complessità inattesa.

Matteo Cavaglià vive a Monza e lavora a Milano. Dopo aver completato gli studi in architettura, svolge oggi attività di ricerca e insegnamento universitario, concentrandosi sull’uso delle tecnologie digitali, e computazionali, nella progettazione dello spazio.

Parallelamente, sotto lo pseudonimo Tris.To.Quads, porta avanti un percorso artistico in cui il codice diventa strumento creativo. Le sue opere prendono forma a partire da codici informatici scritti direttamente dall’artista, algoritmi originali che generano immagini come tracciati di una penna virtuale all’interno di macchine geometriche immaginarie. In questo processo, l’autore ricerca un equilibrio sottile tra rigore matematico ed errore, tra ripetizione e variazione, tra ordine e sorpresa.

Il filo, al centro di molte sue riflessioni, non è solo una metafora del segno digitale o dell’intreccio algoritmico: è anche un richiamo personale e affettivo, un legame con l’abilità e la maestria con cui la madre dell’artista ha sempre lavorato materiali tessili. Un filo che cuce memoria e identità, codice e cura.

Nel 2023 partecipa a DE FILO, mostra internazionale di arte tessile contemporanea presso il Linificio e Canapificio Nazionale di Bergamo. Tra le altre tappe significative del suo percorso si segnalano la personale Epicycles presso FMArt Studio a Monza, il conseguimento del Paratissima Talent Prize 2025, e la selezione per la #FuoriBiennale di Sondrio 2026.

 
 


venerdì 27 febbraio 2026

"BUTTERFLIES AND MOSQUITOES: LA NATURA TRA MATERIA E SEGNO" - Mostra Bipersonale Enzo Fiore e Massimo Romani - dal 2 al 30 marzo 2026

 

 

BUTTERFLIES AND MOSQUITOES: LA NATURA TRA MATERIA E SEGNO

Mostra bipersonale di Enzo Fiore e Massimo Romani

 

Showcases Gallery ospita un dialogo artistico inedito e affascinante: "Butterflies and Mosquitoes", una doppia personale che vede protagonisti Enzo Fiore e Massimo Romani. La mostra esplora l'universo entomologico, elevando l'insetto da semplice elemento naturale a potente metafora visiva e filosofica. Il titolo gioca sul dualismo estetico e simbolico: da un lato la farfalla, archetipo di grazia, metamorfosi ed eleganza effimera; dall'altro la zanzara, presenza minuta, spesso percepita come disturbante, ma portatrice di una vitalità ostinata. L'esposizione invita l'osservatore a superare il pregiudizio superficiale, riscoprendo la perfezione geometrica e biologica di queste creature. Fiore porta in mostra la sua cifra stilistica inconfondibile, dove il confine tra arte e natura si dissolve. Le sue opere sono stratificazioni materiche in cui terra, resina, radici e veri insetti si fondono sulla tela. La sua è una "natura ritrovata" che non viene semplicemente dipinta, ma letteralmente intrappolata ed esaltata, creando sculture bidimensionali che sembrano pulsare di vita propria. In contrapposizione alla densità di Fiore, Romani risponde con una pittura di straordinaria precisione. La sua ricerca si concentra sul dettaglio microscopico, restituendo all'osservatore immagini di una nitidezza quasi iperrealista. Attraverso il suo sguardo, anche la zanzara più comune rivela una complessità architettonica sorprendente, trasformando il "minimo" in un soggetto monumentale e degno di contemplazione.


Enzo Fiore nato a Milano il 13 luglio 1968, si è formato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, dove si è diplomato in pittura nel 1991. Durante gli studi è stato allievo di Luciano Fabro, esponente di spicco dell'Arte Povera, dal quale ha ereditato l'interesse per la ricerca materica. 

La cifra stilistica di Fiore risiede nel superamento dei pigmenti tradizionali. Le sue opere sono composte da una stratificazione di elementi organici e naturali: utilizza muschio, foglie, radici, terra, pietre, resina e piccoli insetti per dare corpo alle sue composizioni.

Questi materiali creano una superficie tridimensionale e vibrante, dove la natura sembra riprendere vita in una forma nuova, sospesa tra realismo e astrazione. I suoi soggetti spaziano dai ritratti di icone della cultura pop (come Basquiat o Marilyn Monroe) a vedute urbane e riflessioni sul tempo biologico. Tra le sue mostre recenti si segnala "ENTOMOS: alla natura ritrovata" presso Palazzo Pirelli (2025) e la partecipazione a progetti collettivi come "Sharing the Flame" a Milano nel 2026. 


Massimo Romani è nato a Novara il 27 giugno del 1968, dove vive e lavora. Si è formato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, dove si è diplomato in pittura nel 1991. Durante gli studi è stato allievo di Luciano Fabro, esponente di spicco dell'Arte Povera, dal quale ha ereditato l'interesse per l'arte di concetto.  Espone in tutta Italia e all’estero a partire dal 1986, sia in gallerie private che in spazi pubblici.

…la pittura di Massimo Romani è realizzata con grande capacità tecnica e che si sofferma sul concetto di fragilità e precarietà dell’uomo (Michelangelo Pistoletto). Nelle opere recenti di Romani, il nastro carta dipinto assume vari significati. Utilizza la rappresentazione del nastro carta per evocare l'idea di qualcosa di incompiuto. Rappresenta anche la temporaneità e il tentativo umano di tenere insieme frammenti di realtà o memoria. Inoltre il nastro funge da elemento di separazione o connessione tra piani diversi, creando uno scontro visivo e verbale sulla superficie della tela. Romani utilizza una tecnica iperrealista per dipingere il nastro stesso e l'osservatore è spesso ingannato, percependo pezzi di nastro adesivo applicati sulla tela che, in realtà, sono stesure magistrali di colore a olio. Negli anni 2022-23 e 2024-25 è membro della Commissione artistica del Museo della Permanente di Milano. Tra le sue mostre recenti "Transit" - Biennale d'Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte a Palazzo Sarriod de La Tour di Costigliole Saluzzo (CN).