"Trame di macchina" presenta una selezione antologica del lavoro di Tris.to.Quads, nome d’arte di Matteo Cavaglià, attraversando diverse fasi della sua ricerca artistica: dalle prime stampe più essenziali, alle elaborazioni digitali tridimensionali, fino alle opere più recenti, in cui il linguaggio generativo incontra il disegno manuale, il collage e la costruzione materiale dell’immagine.
Al centro del progetto vi è il rapporto tra uomo e macchina, inteso non come contrapposizione né come celebrazione della tecnologia, ma come spazio di ricerca. Nella pratica dell’artista, la macchina non è mai autrice dell’opera: è uno strumento di esecuzione, un dispositivo attraverso cui esplorare forme, traiettorie, ripetizioni e possibilità visive.
Ogni lavoro nasce infatti da un algoritmo originale ideato e scritto direttamente da Matteo Cavaglià. Il codice, in questo senso, non è un semplice mezzo tecnico né un supporto esterno all’opera, ma parte integrante del processo creativo e della sua forma. Attraverso questo sistema, l’artista mette in movimento macchine virtuali capaci di tracciare percorsi cinematici e generare strutture visive complesse a partire da variazioni minime di regole e parametri.
Il processo si sviluppa come un’esplorazione lenta e selettiva: piccole modifiche producono esiti molto diversi, e l’opera emerge quando, all’interno di questa instabilità controllata, si manifesta una configurazione capace di tenere insieme ordine, densità e sorpresa. In questo senso, il lavoro assume anche una dimensione introspettiva e quasi meditativa: un esercizio di osservazione, ascolto e scoperta, in cui il rigore del sistema lascia spazio all’imprevisto.
Le forme che ne derivano sono costituite da fitte sovrapposizioni di linee, segmenti e intrecci che generano profondità, chiaroscuro e complessità attraverso il solo accumulo del segno. L’intreccio diventa così una figura centrale della ricerca: non solo come elemento visivo, ma come metafora dell’emergere di strutture inattese dalla ripetizione di azioni semplici.
La mostra restituisce anche il progressivo spostamento del lavoro da una dimensione prevalentemente digitale verso una presenza più fisica e concreta. Disegni a pennarello realizzati tramite dispositivi meccanici di tracciamento, interventi manuali e sperimentazioni ibride segnano infatti un passaggio importante: il sistema generativo si confronta sempre più direttamente con la materia, con il supporto e con il gesto.
Ne emerge un percorso in cui codice e mano, controllo e deviazione, costruzione e sorpresa convivono senza annullarsi. Le opere di Tris.to.Quads invitano lo sguardo ad avvicinarsi, a perdersi nei dettagli, a scoprire come da una struttura apparentemente semplice possa affiorare una complessità inattesa.
Matteo Cavaglià vive a Monza e lavora a Milano. Dopo aver completato gli studi in architettura, svolge oggi attività di ricerca e insegnamento universitario, concentrandosi sull’uso delle tecnologie digitali, e computazionali, nella progettazione dello spazio.
Parallelamente, sotto lo pseudonimo Tris.To.Quads, porta avanti un percorso artistico in cui il codice diventa strumento creativo. Le sue opere prendono forma a partire da codici informatici scritti direttamente dall’artista, algoritmi originali che generano immagini come tracciati di una penna virtuale all’interno di macchine geometriche immaginarie. In questo processo, l’autore ricerca un equilibrio sottile tra rigore matematico ed errore, tra ripetizione e variazione, tra ordine e sorpresa.
Il filo, al centro di molte sue riflessioni, non è solo una metafora del segno digitale o dell’intreccio algoritmico: è anche un richiamo personale e affettivo, un legame con l’abilità e la maestria con cui la madre dell’artista ha sempre lavorato materiali tessili. Un filo che cuce memoria e identità, codice e cura.
Nel 2023 partecipa a DE FILO, mostra internazionale di arte tessile contemporanea presso il Linificio e Canapificio Nazionale di Bergamo. Tra le altre tappe significative del suo percorso si segnalano la personale Epicycles presso FMArt Studio a Monza, il conseguimento del Paratissima Talent Prize 2025, e la selezione per la #FuoriBiennale di Sondrio 2026.
